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18 Novembre 2009

la fine dei Tempi

NON SARA’ LA FINE MA L’INIZIO DELLA FINE


di RENZO BASCHERA

 

L ‘ultima eclisse del Millennio, che avverrà l’11 agosto, è da mettere in relazione con la centuria di Nostradamus e con la Centuria dell’Abate Ladino? Penso proprio di no. E questo anche perché il "settimo mese" del 1999, citato da Nostradamus ha il valore simbolico del sette. Annuncia un evento, ma la data riguarda solamente la gestazione dell’evento. Nelle Centurie dell’Abate Ladino si punta il dito sul "decimo mese del 1999". Ma anche qui, il contenuto del numero è simbolico.

Sentiamo però questo messaggio: "Il decimo mese del 1999 chiuderà la culla e si aprirà la bara. Molti non vedranno la bara perché non avranno più gli occhi per vedere, altri non la vedranno perché l’ordine dei sacerdoti del vitello d’oro sarà quello di girare la testa dall’altra parte." Nelle lettere profetiche della Monaca di Dresda, si consiglia agli uomini che varcano il nuovo Millennio "di preparare i bauli, perché sta per arrivare il carro". C’è una concordanza nei messaggi. Ma le date non hanno un grande valore, considerando anche che provengono dal "mondo" in cui le dimensioni umane del tempo, non contano.

Non trascuriamo i "grandi segni", che annunciano appunto "l’apertura della bara". Mi limito a citarne sette. E anche qui, il numero ha solamente un valore indicativo, perché l’occhio capace di vedere sa coglierne molti altri. Iniziamo a considerare il disastro ecologico provocato dall’irresponsabilità e dall’avidità "dei sacerdoti scellerati di Satana".

Nei messaggi profetici della Monaca di Dresda si dice che "la seconda generazione del nuovo Millennio pagherà un bicchiere d’acqua pulita con un bicchiere di monete d’oro". E la profezia sta per avverarsi. Oltre la metà dell’acqua dichiarata ufficialmente "potabile" rappresenta una minaccia grave e costante per la salute. E si tratta di una profezia che si sta avverando, perché nell’aria abbiamo centinaia di sostanze cancerogene. Se poi aggiungiamo l’avvelenamento chimico della Terra, il quadro desolante si completa.

I SETTE SEGNI

Un secondo segno sul quale concordano le profezie è l’evento del Papa "con due nomi". Nelle Centurie dell’Abate Ladino si dice testualmente: "Quando il Papa avrà due nomi, Satana prenderà dimora stabile sulla Terra". Papa Luciani è stato il primo pontefice a prendere i due nomi dei pontefici che l’hanno preceduto: Giovanni Paolo I, poi abbiamo l’attuale pontefice che ha continuato con Giovanni Paolo II.

Un terzo segno lo possiamo cogliere nel crollo dell’impero e nella nascita dell’impero di Carlomagno, annunciato dal Solitario di Norimberga. L’impero "delle nevi" ha il suo riscontro nel crollo dell’Unione Sovietica, mentre l’impero di Carlomagno si riferisce all’Unione Europea. Il quarto è quello che la chiesa ufficiale "cerca di sminuire". Eppure è uno dei segni più significativi. Si tratta delle apparizioni Mariane e delle apparizioni angeliche.

Dall’apparizione di Fatima, del 1917, c’è stato un aumento considerevole "di presenze celesti". E’ vero che in certi casi, si trattava di suggestione, o comunque di fenomeni che non avevano alcun riscontro miracolistico. Ma la chiesa ha sempre cercato di "nascondere" il più possibile, soprattutto quando le apparizioni avvenivano nei conventi o comunque implicavano religiosi. D’altra parte, la politica della chiesa è stata coerente. "Per la tranquillità delle genti" ha mantenuto il massimo silenzio sul Terzo Mistero di Fatima e sull’apparizione di Gesù a Pio III. La chiesa insomma, ha preferito tacere, lasciando che i popoli andassero tranquillamente verso il baratro.

La profezia invece ha il compito di preparare l’uomo all’evento. Ha il compito di conferirgli la forza per affrontare le difficoltà. Il quinto segno riguarda i terremoti, che non sono più eventi eccezionali, ma si potrebbero scorgere nel simbolo dell’Abate ladino "un serpente che gira per il mondo, sollevando la terra e l’acqua". Su questo punto concordano anche gli scienziati. Da trent’anni a questa parte c’è stato un incremento nei movimenti sismici che si aggira intorno al trenta per cento. L’ultimo terremoto dell’Appennino emiliano era stato profetizzato dal Ragno nero, dove si annuncia anche un terremoto "nelle terre dei sette colli" cioè nelle vicinanze di Roma.

SOLO I SAVI CAPIRANNO

E qui va ricordato un altro vaticinio del Ragno Nero, che contiene un segno:

"L’uomo che nascerà da due donne, ma non avrà padre". Fino a poco tempo fa era un messaggio senza spiegazione. Ora invece, l’ingegneria biologica ci permette di capire che l’uomo può anche nascere da due donne, quando l’ovulo dell’una viene inserito nell’utero dell’altra. E il nascituro non avrà padre, perché il seme è stato preso in una banca del seme umano. Questa profezia è già realtà.

Un segno significativo ci viene dato anche "dalle immagini che volano". La televisione e tutte le apparecchiature che ruotano attorno ai campi elettromagnetici, ci dicono che questo tempo è giunto. Ma non sarà il tempo della catarsi. Sarà il tempo in cui inizia a germogliare "il seme che distruggerà le piante degli adoratori di Satana".

E qui per "adoratori di Satana" dobbiamo intendere l’alta finanza, i sacerdoti del profitto, che passano sul cadavere della madre, pur di guadagnare il più possibile. E dobbiamo considerare anche coloro che permettono, con il loro silenzio, di avvelenare i cuori e l’ambiente.

Non trascuriamo pertanto i segni che ci indicano "il tempo"; prepariamoci a distruzioni e a cambiamenti radicali, anche se i "ben pensanti del vitello d’oro" sostengono che "i messaggi profetici sono cose irrazionali". D’altra parte, "solo i saggi capiranno", annuncia Daniele (12-10). E nella civiltà dell’alta tecnologia; la saggezza sembra sia diventata l’ancella del potere luciferino.

 

MONACO OLIVETANO

MONACA DI DRESDA

RAGNO NERO

Monaco Olivetano: veggente che visse nel 1600 ed ebbe delle visioni che riguardano anche il nostro tempo.

Monaca di Dresda: di questa religiosa si sa per certo solamente che visse tra il 1680 e il 1706 in un convento sulle rive dell’Elba ed era analfabeta. Alcune testimonianze velano di ulteriore mistero la figura di questa veggente, che quando entrava in una dimensione di mistico deliquio parlava correttamente la lingua di Nostro Signore, il greco e il latino. Si trattò probabilmente di un personaggio carismatico, che seppe "vedere nella dimensione senza tempo, dove non ci sono segreti di luogo, di lingua e di persona".

Ragno Nero: monaco veggente bavarese vissuto nel XVI secolo e conosciuto anche come Monaco Nero.

 

IL CODICE DRESDA

Anche il Codice Dresda, un manoscritto ideografico maya, parla del nostro tempo come di un’epoca di transizione che sarà caratterizzata dal ritorno del dio Quetzalcoatl, il "Signore delle stelle". Dalla decriptazione di tale codice, contenente tavole astronomiche, sappiamo che gli antichi erano in grado di calcolare, con grande accuratezza, i cicli di Venere, Marte, Mercurio, della Luna e di altri corpi celesti. Conoscevano la durata esatta di ogni lunazione e il tempo impiegato dal nostro pianeta per compiere un’orbita intorno al sole. Il Codice Dresda comprende anche una tavola delle eclissi che si sono presentate e che si presenteranno daI 600 d.C. in poi e che determinano l’inizio e la fine di ogni era.

Secondo l’antica astronomia messicana la terra ha conosciuto cinque epoche dette "soli", ciascuna delle quali dominata da un dio diverso. L’11 luglio deI 1991, giorno in cui si verificò in Messico l’oscuramento totale dell’astro solare, è iniziato un periodo di passaggio che avrà il suo culmine nel 2012 e che terminerà neI 2024, anno in cui entreremo definitivamente nell’era del Sesto Sole.

 
23 Ottobre 2008

LE PROFEZIE SULL' ANTICRISTO

LE PROFEZIE SULL' ANTICRISTO

 La prima profezia sull'Anticristo risale a più di due millenni. A parlare, per primo, dell'avvento dell' <<uomo del peccato figlio della perdizione>>, come lo definisce San Paolo, fu Giacobbe: <<Divenga Dan un serpente sulla strada, nel sentiero un ceraste, che morde l'unghie del cavallo per far cadere il cavaliere all'indietro>> (Gn XLIX, 17). Così dice il profeta svelando, attraverso i suoi dodici figli, ciò che sarà il futuro delle dodici tribù di Israele. In questa prima profezia è celata, pure, l'origine ebraica dell'Anticristo.

Il profeta Daniele, nell'Antico Testamento, ci dà un'altra particolare descrizione di colui che poi Santa Ildegarda chiamerà <<L'alito del maligno sospeso nell'aria>>. Nelle sue visioni profetiche a Daniele appare un <<cornu parvulum>> e <<in questo corno erano occhi, quasi occhi di uomo, e una bocca che profferiva grandi cose... E l'Angelo mi spiegò: Questi dieci corni saranno dieci re, e quello piccolo alzatosi dopo di loro, diventerà più possente dei primi e tutti li abbatterà. Ed esso parlerà male contro l'Altissimo e calpesterà i santi dell'Altissimo... E poi si terrà il Giudizio e gli sarà tolta ogni potenza ed il suo dominio sarà distrutto ed annientato per sempre>> (Dn VII, 8 e seguenti).

Ma perché‚ Daniele per simboleggiare l'Anticristo parla di <<cornu parvulum>> (piccolo corno)? Perché, anticamente, si intendeva così un uomo potente. Nel Nuovo Testamento Gesu' dice: <<Io sono venuto a voi nel nome del Padre mio e non mi riceveste; se un altro verrà nel suo proprio nome voi lo riceverete>> (Gv V, 43). San Girolamo, così, spiega questa frase, apparentemente, sibillina: <<Non c'è dubbio che in quest'altro che Gesu' dice che verrà di propria autorità e che sarà ricevuto dai Giudei, Egli intendesse parlare dell'Anticristo>> (San Girolamo, Epist. CLI ad Algasiam., quest. II; Comm. in Dan., II, 24). Crisostomo, Damasceno, Gregorio Magno non sono di diverso avviso. Sant'Efrem Siro precisa che: <<Costui (l'Anticristo) colmerà certo di favori, in modo speciale, la nazione giudaica>>.

San Giovanni nell'Apocalisse descrive la visione che ebbe dell'Anticristo: <<Vidi salire dal mare una bestia (è questa il portavoce del drago, l'antagonista di Cristo ma in veste di Cristo, ndr), che aveva sette teste e dieci corna, e sopra le sue corna, dieci diademi, e sopra le sue teste, nomi di bestemmia... E le fu dato di regnare per quarantadue mesi. Aprì dunque la sua bocca in bestemmie contro Dio, a bestemmiare il Suo Nome e il Suo Tabernacolo e gli abitatori del cielo. E le fu concesso di fare guerra coi santi e di vincerli. E le fu dato potere sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione. E lei adorarono tutti quelli che abitano la terra, i nomi dei quali non sono scritti nel libro di vita dell'Agnello...>> (Ap XIII, 1, 5-8).

L'Anticristo ha un suo precursore, il potente funzionario e abile propagandista del drago, che appare in veste di pecora ed è convincente con la parola. La prima bestia è una potenza secolare, politica; la seconda è, invece, una potenza religiosa, è il falso Cristo. Di lui l'apostolo Giovanni dice: <<Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, ed aveva due corna come quelle di un Agnello, ma parlava come un dragone. Ed esercitava tutta la potestà della prima bestia, alla sua presenza; e faceva sì che la terra e tutti quelli che in essa abitano adorassero la prima bestia... e inoltre fece sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse impresso il suo marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno potesse comperare o vendere se non avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero (è il simbolico 666) del suo nome>> (Ap XIII, 11-12, 16-17).

Un'antica profezia trovata nel convento d'Orval, nel ducato di Lussemburgo, nel 1793 e pubblicata solo nel 1852, dice testualmente: <<Molto male e nessun bene in quei tempi; molte città periranno a causa del fuoco. Allora finalmente Israele verrà a Cristo per davvero. Le sètte maledette e i popoli fedeli saranno divisi in due gruppi ben distinti. E così sia; allora Dio sarà creduto e la terza parte della Gallia e ancora la terza parte e mezza non avrà più fede come anche altre genti. Ed ecco già sei volte tre lune e quattro volte cinque lune e tutto si separa e il secolo della fine è cominciato. Dopo un numero pieno di lune, Dio combatte per i suoi due giusti e l'uomo del male (l'Anticristo) ha la peggio. E così sia. Dio frappone un muro di fuoco molto alto che oscura il mio intendimento e non vedo più. Che Egli sia sempre benedetto amen!>>.

Dell'Anticristo, che verrà negli ultimi tempi prima della fine del mondo, è scritto: <<Un principe d'iniquità uscirà allora dalla tribù di Dan... Il figlio della perdizione, che regnerà pochissimo tempo, verrà... La madre lo concepirà e lo metterà al mondo in un deserto, in cui sarà stata condotta da un demonio travestito da angelo, dopo aver trascorso la sua giovinezza viziosa in mezzo ad uomini perversi... Sarà durante quel tempo che nascerà l'Anticristo, da una religiosa ebraica, falsa vergine, che avrà commercio con il vecchio serpente, maestro d'impurità. Suo padre sarà vescovo. Nascendo vomiterà bestemmie... >>.

Arrighini, nel libro "L'Anticristo nelle sacre scritture, nella storia, nella letteratura" (I Dioscuri, Genova), fornisce un interessante e completo identikit del <<falso Cristo>>. Reputo interessante riportare, sinteticamente, sempre da Arrighini, le profezie imperniate sulla figura dell'Anticristo (dalla nascita alla sconfitta finale):

1 - Dove nascerà o è già nato ?

San Girolamo, il Venerabile Beda, Rabano, Sant'Antonino da Firenze ed altri ancora indicano l'antica Babilonia. Firmiano, Lattanzio e altri indicano la Siria, infine Anastasio Sinaita ecc. sogliono mostrare l'Egitto.

2 - Quale tipo di famiglia gli darà i natali ?

San Girolamo, San Cirillo d'Alessandria ecc. parlano di gente povera e cattiva; Sant'Ippolito, San Giovanni Damasceno e altri completano quanto appena detto dicendo che egli sarà generato da rapporti incestuosi o, comunque, sacrileghi. Santa Ildegarda e altri dicono che suo padre sarà il Diavolo e sua madre una prostituta.

3 - Come sarà nel fisico ?

Il Testamento Siriaco di nostro Signore lo descrive in questo modo: <<La sua testa è come ardente fiamma, il suo occhio destro è iniettato di sangue, il suo occhio sinistro è d'un verde felino... le sue palpebre sono bianche, il suo labbro inferiore è grande, ha debole la gamba destra (zoppica)...>>.

4 - Dove vivrà la sua adolescenza ?

Sant'Anselmo, Rabano ecc. parlano delle due città maledette da Gesu' Cristo: Betzaida e Corozaim.

5 - Dove avrà inizio il suo regno ?

Secondo San Girolamo e altri a Babilonia.

6 - Quanto durerà il suo potere ?

San Girolamo, Sant'Ambrogio e altri parlano di soli quarantadue mesi di regno. La durata di tre anni e mezzo è attestata da otto passi delle Sacre Scritture che, sebben diversi, concordano tra loro: <<Un tempo, due tempi e la metà di un tempo>> (Dn VI, 25; XII, 7; Ap XII, 14). <<In mezzo alla settimana>> (Dn IX, 27). <<Quarantadue mesi>> (Ap XI, 2; XIII, 5). <<Milleduecentosessanta giorni>> (Ap XI, 2; XII, 6). Bisogna ricordare che l'anno ebraico è composto da trecentosessanta giorni, perciò tre anni e mezzo).

Ippolito, morto martire, tra il 202 e il 204, scrisse quello che può essere considerato il più antico commento al libro di Daniele e, tra l'altro, redasse una biografia dell'Anticristo nella quale disse che il suo nome sarà Titan o Evanthas o Latinus. Da principio <<il figlio della perdizione>> si manifesterà con falsa e ingannevole bontà <<fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo che egli è Dio>> (2 Tes II, 3-4). L'Anticristo e il suo numero riappaiono negli incubi della gente. Egli si presenterà in veste di agnello. Il 28 Agosto del 1991, al Meeting di Cl a Rimini, l'arcivescovo di Bologna, cardinale Biffi, citò il lavoro del filosofo russo Vladimir Soloviev (1853-1900) i "Tre dialoghi" seguiti da un "Breve racconto dell'Anticristo".

Nel racconto, lo scrittore russo sottolinea che l'essenza del falso Agnello sta <<nell'impostura religiosa, allorché‚ il nome di Cristo sarà sfruttato da tutte le potenze umane che, nelle azioni e nello spirito sono estranee e direttamente ostili a Cristo>>. Biffi, citando Soloviev, disse che tra le qualità dell'Anticristo primeggeranno: la spiritualità, la filantropia, l'ecologismo e il pacifismo.

Viviamo in un mondo edonista che, dice Soloviev: <<Spinge i popoli ad adorare la loro propria immagine in cambio della Divinità suprema e universale>>. Una società, la nostra, senza pace, che, pur avendo la forma della pietà, è priva della forza per realizzarla. Il cardinale rimprovera, da un lato, una società incredula che brancola nel buio e nel vuoto e, dall'altro, il suo attaccamento al mondo dei valori relativi, come l'amore per la natura, la carità, il pacifismo ecc., che, se non vissuti nel mistero di Cristo, conducono inevitabilmente al culto fondato sull'adorazione di idoli, ammonendo che tutto ciò è <<istigazione all'idolatria>>.

L'Anticristo è bugiardo e ingannatore. <<Perché, ecco, Io susciterò nel paese un pastore che non si curerà delle pecore che periranno, non cercherà le disperse, non guarirà le ferite, non nutrirà quelle che stanno in piedi, ma mangerà la carne delle grasse e strapperà loro fino le unghie>> (Zc XI, 16, 17). Nell'Apocalisse di San Clemente è scritto che: <<Quando apparirà il figlio della perdizione trionferà l'abominio e gli uomini saranno caduti nella disperazione, ma non si renderanno conto di quanto sia profondo il precipizio. L'Anticristo... avrà nelle mani fuoco e spada ardente>>.

Durante il suo tempo il capo (la bestia), del risorto Impero Romano (Ap XIII, 1-2), farà un accordo con la massa del popolo ebreo che ha abbandonato la vera religione (Dn IX, 27) e <<...a quelli che lo riconosceranno egli li ricolmerà di gloria, li farà dominare su molti, e spartirà fra loro delle terre come ricompense>> (Dn XI,39); tuttavia il suo regno durerà solo 42 mesi. Nel frattempo dice Giovanni: <<Vidi uscire dalla bocca del dragone e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane; perché‚ sono spiriti di demoni che fan dei segni e si recano dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell'Iddio Onnipotente... Ed essi li radunarono nel luogo che si chiama, in ebraico, Harmaghedon>> (Ap XVI, 13-16).

Harmaghedon, dove si raduneranno i re nel giorno del Signore (Ap XVI, 16) è <<il monte di Meghiddo>>, città a circa 30 chilometri a sud-est del Monte Carmel ed anche il luogo di alcune battaglie nel Vecchio Testamento. Si trova in Israele, vicino al monte Izreel. Il termine <<Har>> viene dall'ebraico e vuol dire <<montagna>>, <<Luogo collinoso>>. <<Megiddo>>, significa <<incontro>>. Ci si riferisce alla grande battaglia che si scatenerà a nord della piana di Esdraelon, esattamente a sud-est di Gerusalemme. Secondo le profezie, in quel luogo, è li che l'Anticristo radunerà il suo esercito per distruggere Israele. Questo terribile combattimento vedrà il ritorno sulla terra del Cristo e la sua vittoria sull'Anticristo. Nell'Apocalisse leggiamo di questa tremenda battaglia: <<Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; e Colui (Gesù Cristo) che lo cavalca si chiama il Fedele e il Verace; Egli giudica e combatte con giustizia... Era vestito d'una veste tinta di sangue... Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. E dalla bocca gli usciva una spada affilata per percuotere con essa le nazioni; ed Egli le reggerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell'ardente ira di Dio, l'Onnipotente... E vidi la bestia e i re della Terra e le loro armate adunate e pronte a dar battaglia a Colui che cavalcava il cavallo e all'esercito suo>>. (Ap XIX, 11, 13-15, 19).

La tremenda carneficina di Harmaghedon segnerà la fine del capo dell'Impero Romano, assieme alla confederazione delle nazioni che costituiscono l'Impero Romano, e dell'Anticristo. Dice, poi, San Giovanni: <<La bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che avea fatto i miracoli davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. Il resto fu ucciso dalla spada che usciva dalla Sua bocca; e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni>> (Ap XIX, 20, 21) e Satana fu sprofondato nell'abisso e legato per mille anni. E' la fine della trinità diabolica. Il mondo, così, libero e purificato, vivrà per tutto questo tempo in pace e giustizia.

Infine dopo l'incatenamento di Satana per mille anni (Ap XX, 1-3) e il regno millenario di Cristo (Ap XX, 4-6) ci sarà l'ultima prova, il diavolo verrà slegato per un pò di tempo. Di nuovo, il maligno, tenterà di vincere i santi e distruggere Gerusalemme <<ma dal cielo discese del fuoco e le divorò (le nazioni che si lasceranno sedurre, ndr). E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli>> (Ap XX, 9-10). Avrà luogo allora la seconda resurrezione e il giudizio dei morti (Ap XX, 11-15; Gv V, 22-29) e l'apparire dei nuovi cieli e della nuova terra (Ap XXI, 1-5).

Giuseppe Cosco

LE TERRIBILI PROFEZIE SU ROMA

LE TERRIBILI PROFEZIE SU ROMA

 

   

 

Il destino di Roma è segnato. Almeno questo è ciò che sostengono alcuni tra i più conosciuti profeti del passato, secondo i quali proprio nella "città eterna" avrà inizio il conflitto finale tra le forze del bene e le armate sanguinarie di Satana. Un conflitto che si protrarrà a lungo e che si risolverà soltanto quando di Roma non resteranno che macerie.

Diverse profezie affermano che Roma sarà distrutta. Una famosa predizione attribuita al venerabile Beda assicura: "Finché rimarrà in piedi il Colosseo anche Roma durerà. Quando il Colosseo cadrà anche Roma cadrà e quando Roma cadrà il mondo finirà".

Identico vaticinio sulla fine di Roma era stato divulgato da Tertulliano. I messaggi della Vergine a La Salette e a Fatima avvertono che delle grandi disgrazie travolgeranno Roma. Nell’anno 1846 nel messaggio di La Salette, località delle alpi francesi vicino a Grenoble, la "bella Signora" ai bambini Massimino e Melania intenti a pascolare le pecore, tra l’altro, dirà: "…Roma sparirà e il fuoco cadrà dal cielo e distruggerà tre città. Tutto si crederà perduto e non si vedranno che omicidi; non si sentirà che rumori di armi e bestemmie. I giusti soffriranno molto. (…) Roma perderà la fede e diventerà il seggio dell’Anticristo. I demoni dell’aria, con l’Anticristo, faranno dei grandi prodigi sulla terra e nell’aria e gli uomini si pervertiranno sempre di più…".

LA PROFEZIA DI FATIMA

 

 

 La Madonna si rivelerà 71 anni dopo ai piccoli pastorelli Lucia dos Santos, Franco e Giacinta Marto e affiderà loro dei messaggi profetici.

I primi due, tra l’altro, riguardano l’annuncio che la prima guerra mondiale sta per finire, ma che ne scoppierà un’altra, "durante il regno del prossimo pontefice (Pio XI, 1922-1939 nda)". Il 31 agosto 1941, ventiquattro anni dopo i fatti di Fatima, la stessa Lucia parlò, per la prima volta, del messaggio ricevuto dalla Madonna e disse che esso era diviso in tre parti; nel cosiddetto "terzo Memoriale" di Suor Lucia è, appunto, scritto: "Il Segreto comprende tre cose distinte ed io ne svelerò due".

La parte non divulgata del messaggio, detta anche terzo segreto di Fatima, o quello che si ritiene tale, fu pubblicato a firma di L. Heinrich da un giornale di Stoccarda, il Neues Europa, il 15 ottobre 1963, e parla anch’esso di gravi castighi contro la città eterna.

"(…) Anche per la Chiesa, verrà il tempo per le sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti.

Ciò che è putrido cadrà e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore…".

Molti sensitivi hanno predetto la fine di Roma. Il sensitivo F. Blanchard, nel 1886, raccontò che aveva avuto una spaventosa visione, molto realistica che lo aveva lasciato per lungo tempo sconvolto. Ecco cosa disse di aver visto: "Al posto della fontana, nella piazza di Roma, dove si scorge la Basilica di San Pietro, c’era un’enorme tinozza di sangue e qui andava la gente per tingere i drappi, che poi esponeva lungo le strade… I drappi rossi gocciolavano sangue…".

A suor Imelda, nel 1872, apparve Roma distrutta e "coperta di macerie". Nostradamus predisse inauditi flagelli che si dovrebbero abbattere su Roma.

T. Mann ci informa che: "Secondo un commentatore, P. Innocent Rissault, intorno al 1980 sarebbe iniziata l’egemonia dell’Anticristo. Con lo scisma finale della Chiesa Cattolica Romana e la distruzione di Roma nell’anno 2000…".

Renzo Baschera, attento studioso di profezie, fa notare che un gran numero di veggenti "vedono sorgere in Roma un vulcano, dal quale verrà vomitata lava e fuoco, mentre la terra si contorce…".

 IL REGNO DEL TERRORE

Il Monaco di Padova, vissuto nel XVIII secolo, ripete nelle sue profezie quelle dell’eremita Teolosforo (1300). Egli, tra l’altro, predisse la distruzione di Roma nel 2013.

Nella seconda metà del secolo scorso, Giovanna Le Royer, che visse nel monastero di Fougères, annunciò il segno che avrebbe indicato che la catastrofe era vicina: "…quando si abbandonerà nella Chiesa la lingua della catacombe (si riferisce al latino, nda) Satana sarà prossimo a ingaggiare una tremenda lotta, perché sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo starà per giungere sulla terra". Frate Bartolomeo di Salluzzo predisse: "…Firenze bella e Napoli gentile, ch’ognun di voi divenuta è un porcile, con l’empia, sporca Roma, tutte e tre sarete dome e porterete una gran soma".

San Giovanni Bosco (1815-1888), fondatore dei salesiani e insigne taumaturgo, era dotato di grandi poteri paranormali, e fu frequentemente illuminato da sogni profetici puntualmente avveratisi come, tanto per fare due esempi, quella relativa alla conciliazione tra l’Italia e la Santa Sede e quella che descrisse le varie fasi in cui poi si svolse effettivamente il Concilio Vaticano I.

In una delle sue tante visioni profetiche vide le afflizioni che avrebbero sconvolto Roma e ne informò papa Pio IX: "E di te, O Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata; Roma superba. (…) Roma! Io verrò a te quattro volte. Nella prima percuoterò le tue terre e i suoi abitanti (potrebbe essere la Prima guerra mondiale, 1915-1918, nda). Nella seconda porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura (si riferisce alla Seconda guerra mondiale?). Non apri ancora l’occhio? Verrò la terza volta, abbatterò le difese e i difensori ed al comando del Santo Padre subentrerà il regno del terrore, dello spavento, della desolazione. Ma i miei savi fuggono. La mia legge è tuttora calpestata. Perciò farò la quarta visita. Guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano per te. Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue ed il sangue dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alla legge di Dio.

Scrive ancora Baschera: "Roma, come Parigi, sarà distrutta. Su questo punto concordano decine di profezie. La distruzione non sarà però subitanea, immediata. Ci saranno ‘dei segni’. In questo messaggio si dice difatti: ‘Io verrò quattro volte a te’. Il primo ‘segno’ sarà dato probabilmente dal terremoto (ma si tratterà di una serie di mini-sismi, che ‘gireranno per i colli romani, come caproni imbizzarriti’)…".

Santa Brigida vide: "Maometto ritornare a Roma, portando una lunga spada e seminando ovunque la discordia…".

La monaca di Dresda scrisse di uno spaventoso e sibillino sogno profetico che aveva fatto su Roma: "Da poco mi ero addormentata quando una mano mi prese e mi sollevò. Mi trovai come su un poggio e ai miei piedi c’era la città benedetta, ma di questa riuscivo a distinguere solo il Colosseo… ho visto uscire una processione di vescovi e di cardinali che, al posto di pregare, litigavano fra di loro. ‘Riportano la Chiesa a Gerusalemme’, diceva qualcuno. E qualcun altro: ‘Hanno stipulato un patto con Satana’. Quando riaprii gli occhi, al posto del Colosseo c’era un piccolo lago e sopra un angelo con una scritta in fronte: ‘Questa è la seconda prova. Ma prima che il larice rinverdisca per la terza volta una grandinata ben peggiore si abbatterà sulla città santa, ridotta ormai ad una spelonca di ladri, dove la pestilenza e il vizio saranno pane quotidiano e dove i vescovi mangeranno nella stessa scodella dei malfattori, mentre i giusti periranno in carcere. Ed ora, mi disse ancora la voce, voglio farti vedere la prima prova che verrà mandata alla città santa. Ho visto allora una fiamma di fuoco cadere sibilando sulla terra e andare a incunearsi tra le case, poco lontano dalla Basilica… E un’enorme voragine si aprì inghiottendo case, strade e persone…".

L’ULTIMO PAPA

 

Il Papa San Pio X, nel 1909, ebbe una visione terrificante; nel corso di un’udienza cadde improvvisamente in uno stato molto simile alla trance. Ridestandosi da questo stato disse profondamente turbato: "Ciò che ho veduto è terribile! Sarò io o un mio successore? Ho visto il Papa fuggire dal Vaticano camminando tra i cadaveri dei suoi preti. Si rifugerà da qualche parte, in incognito, e dopo una breve pausa morrà di morte violenta". Tutto ciò dovrebbe accadere in una Roma in preda ad una grande tribolazione.

Concludo questa inquietante rassegna di profezie su Roma citando il vescovo irlandese Malachia (1094-1149), canonizzato nel 1190 da Clemente III; a lui sono attribuiti 112 motti coi quali profetizza altrettanti papi, da Celestino II fino al Papa della fine del mondo. Profezie originali e molto inquietanti. Ad esempio Papa Giovanni Paolo I è designato col motto De Medietate Lunae (della metà della luna). Il suo papato durò appena 33 giorni; egli morì o, come scrive David Yellow nel suo libro "In nome di Dio", fu assassinato alla metà del mese lunare. Giovanni Paolo II, il Papa attuale fu designato col motto De Labore Solis (Del lavoro del sole). È noto il suo viaggiare continuamente per il mondo come l’astro fulgente che ogni giorno sorge e sembra percorrere infaticabilmente tutto il cielo per scomparire al tramonto e poi ricominciare.

Il suo successore, penultimo Papa, è designato come Gloriae Olivae. L’ultimo Papa, secondo Malachia, si chiamerà Petrus Romanus. Ecco quanto dice la celebre profezia: "Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro Romano che pascerà il suo gregge tra mille tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dei sette colli sarà distrutta e il giudice temibile giudicherà il suo popolo".

 

 

Giuseppe Cosco 

 
29 Aprile 2008

"SAN PIETROBURGO, 1917: IL COMPLOTTO CONTRO RASPUTIN"



San Pietroburgo, 19 novembre 1916. Alla Duma, questo il nome del Parlamento della Russia zarista, si svolge una seduta molto agitata. La Russia è in guerra da due anni: è la Prima guerra mondiale che vede l'esercito russo alleato di francesi, inglesi e italiani contro Austria e Germania. Ma per i Russi la guerra sta andando molto male. Le continue sconfitte hanno reso incandescente la situazione politica. Molti temono che lo Zar Nicola II sia condizionato negativamente soprattutto da due persone:

1) Sua moglie, la zarina Alessandra, che è di origine tedesca. 2) E da un monaco che da anni domina a corte: si chiama Rasputin

Alla Duma, nella seduta del 19 novembre 1916 il deputato Purischevic tiene un discorso infuocato, dicendo quello che sempre più persone dicono in Russia: la coppia imperiale si copre di vergogna perché dà ascolto a Rasputin, accusato di lavorare contro la Russia in guerra.
Insomma, a corte c'è un nemico della Patria. Bisogna fare qualcosa. Tra quanti ascoltano, dalla tribuna riservata al pubblico, il discorso di Purischevic c'è un principe. Si chiama Feliks Yussupov ed è un membro della famiglia imperiale in quanto ha sposato una nipote dello Zar.
La casa al numero 64 di via Gorohovaja per anni è stata uno dei più importanti centri di potere della Russia.
Dal maggio 1914 fino alla sua morte, poco più di due anni dopo, vi visse Rasputin e qui lo raggiungevano politici, militari, finanzieri a caccia di una raccomandazione presso lo zar. Al terzo piano, interno 20, di questa casa Rasputin ha, di fatto, condizionato la politica russa facendo la fortuna e la sfortuna di uomini e governi. Ma chi era Rasputin e perché aveva così tanto potere? Come poteva un contadino ignorante e provinciale essere accolto con tutti gli onori nella Capitale della Russia imperiale?

In ogni dinastia il problema dei problemi da risolvere è quello della successione: un problema molto sentito dai Romanov che dopo ben quattro femmine avevano avuto finalmente un maschio con la nascita di Alexei. Ma il bambino, l'erede al trono (in russo: zarevic) aveva una grave malattia, tipica delle case regnanti in cui ci si sposava spesso tra consanguinei, e per la quale all'epoca non c'erano grandi rimedi: l'emofilia.

Cos'è l'emofilia? L'emofilia è una malattia emorragica a carattere ereditario, in genere trasmessa dalla madre sana ma portatrice del gene, ai figli maschi. Caratteristica della malattia è una grande facilità alle emorragie anche spontanee che si arrestano con grande difficoltà a causa della mancanza di fattori coagulanti nel sangue.

Lo Zar Nicola II e la zarina Alessandra erano quindi angosciati dalla grave malattia dell'erede al trono ed erano disposti a qualunque cosa pur di vedere in salute il piccolo principe. Purtroppo Alexei era un bambino molto vivace: erano quindi numerose le occasioni in cui cadendo si feriva. E per un malato di emofilia anche una piccola escoriazione può diventare un problema.

E' proprio quello che accadde alla fine di ottobre 1907 a Carskoe Selo: Alexei cade e si ferisce a una gamba. Le cure dei medici non servono a nulla. Disperata l'Imperatrice decide di convocare quello strano monaco di cui tutta San Pietroburgo parla e che le è stato presentato qualche tempo prima da una Granduchessa.
A mezzanotte Rasputin arriva al Palazzo di Alessandro: quello che accade si verificherà anche altre volte negli anni seguenti. Il monaco allontana i medici,fa sospendere la somministrazione di medicine, si siede al capezzale dello zarevic e inizia a pregare senza mai neanche sfiorare il bambino. Nel corso della notte le condizioni del malato migliorano progressivamente e dopo poco il pericolo è decisamente passato. La fama di guaritore di Rasputin esce da questo episodio ingigantita.
E negli anni a seguire alcuni episodi analoghi lo confermeranno agli occhi degli zar come un uomo guidato da Dio, l'unico in grado di salvare la vita al piccolo erede al trono.

Secondo recenti ricerche i medici di corte tentavano di guarire l'emofilia dello Zarevic Alexei con della aspirina. Ma la medicina se da un lato leniva i dolori articolari del ragazzo dall'altro acuiva le emorragie causate dall'emofilia. Infatti oggi sappiamo che l'aspirina ritarda la coagulazione del sangue rendendo più lunghe le emorragie. Rasputin in fondo si limitava a chiedere alla coppia imperiale di rinunciare all'aspirina e di pregare di più. Senza aspirina la salute dello Zarevic migliorava e il merito andava a Rasputin
Altri hanno però osservato che quello che poteva valere per lo zarevic non sembra poter valere in altri casi e che comunque alcuni episodi fanno pensare che Rasputin avesse appreso le tecniche di concentrazione degli sciamani orientali e che grazie a queste sue doti fosse in grado veramente di prendere su di se il dolore delle persone che guariva;
C'è poi il fatto che in più di un'occasione Rasputin mostrò di poter vedere nel futuro con predizioni che lasciarono di stucco i testimoni dell'epoca. La più clamorosa è quella in cui, alcuni mesi prima della sua morte, avvertì lo zar che se fosse morto per mano di nobili e non di volgari assassini, sarebbe stata la fine della dinastia dei Romanov entro due anni...
L'ascendente di Rasputin sulla famiglia imperiale e soprattutto sulla zarina Alessandra è un fatto indiscutibile. Ma Rasputin era un uomo molto discusso: se da un lato c'erano molte persone pronte a giurare sulla sua santità e sulle sue incredibili capacità di guaritore, molti altri guardavano con sospetto questo monaco dall'attività sessuale sfrenata, che passava intere notti a ballare e a ubriacarsi e che, nonostante i rapporti di polizia, gli scandali e gli attacchi giornalistici continuava ad essere accolto a braccia aperte dalla famiglia imperiale.

Tra i motivi di scandalo c'era la libertà con cui Rasputin si muoveva negli appartamenti privati della coppia imperiale e dei figli. Le voci che la stessa zarina fosse da annoverare tra le tante amanti del carismatico santone non è mai stata esclusa del tutto. Sull'argomento all'epoca le chiacchiere erano tantissime al punto da fornire lo spunto a varie vignette clandestine in cui si mostravano la zarina Alexandra e Rasputin mentre facevano l'amore in tutte le posizioni.
E, vista la fama di Rasputin, c'era il timore che anche le belle e giovani Granduchesse avessero potuto ricevere le "attenzioni" del monaco siberiano.
Una damigella d'onore, scandalizzata dal fatto che Rasputin giri di notte per le stanze delle ragazze, restando a chiacchierare e a ridere con loro mentre sono in camicia da notte, viene allontanata dall'imperatrice in persona. Né Nicola II né soprattutto Alexandra vogliono sentire accusare un uomo di cui, comunque, mezza Russia parla male...

Con lo scoppio della guerra la situazione si fa insostenibile: lo zar è lontano, al fronte, e gli affari di governo sono controllati dalla zarina che si consiglia quotidianamente con Rasputin.
Alexandra non è molto amata e le sue origini tedesche non l'aiutano. In un atmosfera resa ancora più cupa dalla crisi politica e militare, con il popolo affamato e sobillato dalla propaganda bolscevica, ci vuol poco perché si cominci a credere all'esistenza di un «Partito Tedesco» che lavora, alle spalle dei russi e dei soldati al fronte, per rovinare la Russia. E chi guida questo partito? Ovviamente Rasputin...
Di Rasputin si parlava ovunque, bene e male. Nei salotti il tema di discussione più alla moda era «Siete a favore o contro Rasputin?». Alcuni caffè e ristoranti arrivarono ad esporre cartelli in cui si dichiarava che «In questo locale non si parla di Rasputin».
In compenso, di Rasputin si parlava negli stessi ambienti di corte: praticamente tutta la famiglia imperiale era ostile al monaco: lo erano l'Imperatrice madre e suo fratello, lo zio dello zar; lo stesso Consiglio della Corona si era pronunciato per l'allontanamento di Rasputin dalla corte.
Analoghi sentimenti erano diffusi in molte famiglie nobili. Tra cui gli Yussupov, imparentati con i Romanov, proprietari di un Palazzo tra i più belli di tutta S. Pietroburgo. Era qui che abitava Feliks Yussupov di cui abbiamo parlato all'inizio

Yussupov e gli altri congiurati che si uniranno a lui per togliere di scena Rasputin potevano contare, sembra anche su importanti appoggi stranieri. Ad esempio gli inglesi. Come mai? Rasputin era sempre stato contrario alla guerra e aveva scongiurato Nicola II di non dichiarare guerra alla Germania. Poi, a guerra iniziata, aveva più volte consigliato lo zar di cercare una pace separata con austriaci e tedeschi.
Se Nicola II l'avesse ascoltato, tutti i soldati tedeschi e austriaci impegnati sul fronte orientale si sarebbero riversati ad ovest mettendo in difficoltà francesi, inglesi e italiani. Un pericolo che andava scongiurato anche perché dopo le tante sconfitte subite, la Russia poteva essere davvero tentata di uscire dalla guerra... Un'ipotesi terribile per gli inglesi...

La sera del 16 dicembre 1916 Rasputin esce da casa sua per l'ultima volta. Ovviamente lui non lo sa anche se, nei giorni precedenti, è stato messo in guardia da alcuni amici che hanno saputo che si sta organizzando un complotto contro di lui. Rasputin è stato invitato dal principe Yussupov nel suo Palazzo. Per lui, osteggiato da molti circoli aristocratici della capitale, è un onore al quale è difficile resistere.
Addirittura Yussupov si offre di andarlo a prendere personalmente con la sua macchina

Sono le undici di sera: Yussupov sale al terzo piano, aiuta Rasputin a mettersi galosce per la neve e la pelliccia e scende con lui. L'autista che apre loro la portiera è in realtà uno dei congiurati, il medico Stanislav Lazovert.
E' lui che, meno di un'ora prima ha preparato i pasticcini e il vino all'arsenico che dovranno liberare la Russia dall'ingombrante monaco.

Palazzo Yussupov, che si affaccia sulla Mojka, dista pochi isolati da via Gorochovaja dov'è la casa di Rasputin. In pochi minuti l'auto guidata dal dottor Lazovert arriva a destinazione, entra nel cortile e si ferma davanti alla scalinata... Per Rasputin Yussupov ha fatto allestire una grande sala nel seminterrato del suo palazzo: camino acceso, tavola imbandita, comode poltrone, una grande pelle d'orso per terra. Proprio al di sopra di questa sala, c'è lo studio di Yussupov dove sono radunati gli altri congiurati, tra cui un cugino dello zar, il granduca Dmitrij e il deputato Purischevic. Il piano è semplice: avvelenare Rasputin e poi, forato il ghiaccio, gettare il corpo nel fiume. Ma le cose iniziano ad andare storte subito...

Nelle sue Memorie Yussupov ha dedicato varie pagine a quella lunga notte, descritta nei minimi particolari. All'inizio, preso dall'emozione, il principe diede a Rasputin i dolci sbagliati. Poi, capito l'errore, offre quelli avvelenati.
Rasputin mangia una pasta, poi un'altra. Poi un'altra ancora. In pochi minuti Rasputin ingerisce tanto cianuro da uccidere non una, ma più persone. In teoria. In pratica sembra che il veleno non abbia nessun effetto sul monaco che beve anche del vino avvelenato come se niente fosse.
Sono ormai le due e mezza del 17 dicembre. Rasputin invece di agonizzare sembra aver sonno. Gli altri congiurati, al piano di sopra, nello studio di Yussupov, si agitano. Yussupov lascia solo Rasputin per qualche minuto e li raggiunge per un consulto. Dopo un'animata discussione i cinque decidono di scendere tutti insieme nella sala dove attende Rasputin e strangolarlo.
Poi Yussupov cambia idea e decide che sparerà lui a bruciapelo al monaco.

Yussupov torna nel seminterrato armato di pistola. Rasputin è un po' intontito per la gran bevuta e avverte un leggero bruciore allo stomaco. Beve ancora, poi si alza in piedi per osservare gli intarsi di un armadio. In quel momento Yussupov spara, mirando al cuore. Rasputin lancia un urlo selvaggio e crolla di peso sulla pelle d'orso.
Sono le tre del mattino: i congiurati si accertano della morte di Rasputin e, in uno stato di grande confusione, passano alla fase successiva del piano. Fingere il rientro di Rasputin a casa sua.
Il più massiccio di loro indossa pelliccia e colbacco del morto e sale sulla macchina con cui Rasputin e Yussupov sono arrivati a inizio serata. Yussupov e Puriskevic restano invece sul luogo del delitto: quando gli altri saranno rientrati dalla messinscena tutti e cinque insieme dovranno far sparire il cadavere.
Ma le sorprese non sono ancora finite... Quando Yussupov fa per avvicinarsi al corpo di Rasputin, d'un tratto vede che si aprono gli occhi del monaco. D'un tratto Rasputin è in piedi, lo sguardo allucinato, e cerca di strangolare Yussupov.
Il principe si libera a fatica e chiede aiuto: mentre il deputato Puriskevic scende, pistola alla mano, Rasputin è già fuori dalla stanza. Cerca una via di fuga e intanto urla: «Feliks!, Feliks! Dirò tutto all'imperatrice».

Puriskevic insegue ancora Rasputin e spara più volte. Lo colpisce prima alla schiena. Poi alla testa. Rasputin con una vitalità incredibile si trascina in qualche modo nella neve e quando le forze gli mancano è a pochi metri dal cancello.
Yussupov, colto da una crisi isterica, infierisce sul cadavere con un manganello. Poi sviene. Rientrati gli altri congiurati, il corpo di Rasputin viene avvolto in un telo e portato al Ponte Petrovskij per essere gettato, attraverso un foro nel ghiaccio, nel fiume.
Quando le acque gelide accolgono le spoglie mortali di Rasputin, più la sua pelliccia, il colbacco e una galoscia, sono ormai passate le sei del mattino del 17 dicembre...
Il corpo di Rasputin verrà recuperato due giorni dopo, a circa 200 metri da dove era stato gettato in acqua. Anche con la sua morte si ripete la solita divisione tra i suoi seguaci e i molti che, sia tra il popolo che tra l'aristocrazia, lo disprezzavano. Tra i primi, la zarina e le granduchesse, tra i secondi anche i rappresentanti inglesi a San Pietroburgo...

Gli inglesi erano venuti infatti venuti a sapere che attorno a Rasputin si stavano raccogliendo le persone favorevoli alla pace separata con la Germania.
Questo avrebbe significato che a combattere contro tedeschi e austro-ungarici sarebbero rimaste Francia e Inghilterra, che da sole (anche e nonostante il probabile aiuto dell'Italia) non sarebbero mai riuscite a contrastare efficacemente le forze degli Imperi centrali. Gli inglesi capivano, insomma, che la pace separata tra Russia e Germania avrebbe comportato la loro successiva capitolazione o la ricerca obbligata di un armistizio e comunque, in un caso o nell'altro, il collasso politico del loro paese.
Nel luglio 1916 emissari del Kaiser tedesco avevano raggiunto lo Zar Nicola II proponendogli una pace separata con la Germania. Il latore principale di queste proposte era stato proprio Grigorij Rasputin. Affiancato dalle persone del suo entourage, il cosiddetto "circolo religioso", Rasputin si candidava ad essere l'artefice principale della futura pace separata tra Germania e Russia.

Alle offerte di pace lo Zar rispose che lui non avrebbe mai potuto concludere una pace separata con i tedeschi, perché aveva dato la sua parola agli alleati. Ma, aggiunse: «né mio figlio né mia moglie hanno mai dato una parola del genere agli alleati». «Quindi, se abdicassi e la Zarina diventasse reggente la pace separata sarebbe possibile». Il primo passo in questo senso avrebbe dovuto essere un colpo di stato interno con Rasputin come regista e che avrebbe portato all'abdicazione dello Zar.
Il giorno previsto doveva essere il 6 dicembre 1916, festa di San Nicola, durante la tradizionale cerimonia per festeggiare l'onomastico dello Zar. Ma non si sa perché Rasputin e le persone che gli erano attorno, cambiarono idea e decisero di rimandare tutto all'inizio del gennaio 1917.
Rimaneva quindi poco tempo per intervenire e sia gli inglesi, che Jussupove i suoi dovevano fare in fretta, se volevano eliminare Rasputin. Le memorie di Yussupov, dove il nobile russo descrive accuratamente i drammatici momenti che portarono alla morte di Rasputin, scritte nel 1927 vennero tradotte in inglese proprio da Ryner.
Tuttavia, come ricorda ancora Shishkin, i due principali dossier raccolti dal Foreign Office sulla morte di Rasputin non sono stati ancora declassificati.

Nei giorni seguenti all'omicidio di Rasputin l'ambasciatore britannico Buchanan tento' di convincere lo Zar che i servizi inglesi non avessero preso parte alla congiura contro il monaco.
Lo Zar accolse le parole di Buchanan molto freddamente in quanto aveva l'assoluta certezza che l'omicidio fosse stato preparato proprio dagli inglesi. "Infatti il Ministero - spiega Shiskin - degli Esteri russo, era riuscito a decifrare i codici segreti inglesi, sicché la corrispondenza tra ambasciata inglese a San Pietroburgo e Londra veniva regolarmente decrittata e messa a disposizione dello Zar. L'odio nei confronti di Rasputin da parte dei congiurati deriverebbe ma non solo da motivazioni politiche: "Li metteva a disagio - continua Shishkin - il fatto che un contadino avesse raggiunto una posizione così elevata a corte. Consideravano Rasputin indegno di ricoprire il ruolo a cui era asceso, indegno di essere così vicino allo Zar.
Oltretutto girava con insistenza la voce che tra la Zarina e Rasputin ci fosse una relazione intima; questo pettegolezzo aveva reso tesi i rapporti tra i parenti dello Zar e lo Zar medesimo, anche perché il monarca era uno dei più strenui difensori di Rasputin. Tengo a sottolineare però, che l'odio degli aristocratici nasceva dal loro disprezzo per tutte le persone di umili origini".

Nessuno dei congiurati subì gravi conseguenze per aver eliminato Rasputin.
Secondo le leggi dell'Impero russo, i membri della famiglia dello Zar, potevano essere giudicati solo dall'Imperatore stesso. E questo era il caso sia di Jusupov, marito della principessa Irina, nipote dello Zar, sia del principe Dmitrij Pavlovi?, che era a sua volta nipote dello Zar. Puriškevi?, da parte sua, era anche deputato della Duma. Shishkin sottolinea come su questa vicenda giudiziaria pesasse anche un delicato aspetto politico. "La Russia era all'epoca divisa tra quanti erano favorevoli alla firma di un armistizio separato con gli Imperi centrali e quanti invece desideravano che la guerra continuasse.Rasputin fu e resta una figura controversa, più ricca di ombre che di luci. Ma che in lui ci fosse, comunque lo si voglia giudicare, qualcosa di decisamente particolare lo dimostra almeno un fatto. E cioè che predisse, molti mesi prima di morire, cosa sarebbe accaduto dopo la sua morte: il crollo della Russia Zarista e la fine della dinastia zarista

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